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Il Borgo di Terra Murata
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Superata la Chiesa di S.M. delle Grazie, si lascia sul lato sinistro il largo Castello detto"Schianata" (poiché nel XVI sec. il terreno fu spianato), e si percorre la salita Castello che conduce ai fabbricati già destinati a Casa di reclusione (1830-1988), dominati dalla mole del Mulino, costruito nel 1764 per la molitura dei grani importati durante la carestia.

Dove la salita forma un gomito, è possibile ammirare il più caratteristico paesaggio di Procida: le case sovrapposte e variopinte di Marina Corricella, un suggestivo anfiteatro aperto sul mare;

poco oltre, verso oriente, si delinea sull'azzurro del cielo il convento domenicano di S.Margherita nuova (1586-1956; in ricostruzione). Per realizzare il convento e la chiesa su quella roccia scoscesa, fu necessario elevare un complesso di piloni sormontati da archi, che formano la parte più caratteristica della Punta dei Monaci.

Si continua a salire, e sotto l'arco, a destra, è visibile la piccola cappella della Madonna del Carmine; sulle pareti ci sono alcune croci nere che segnalano la sepoltura di detenuti politici vittime di un massacro (1849); proseguendo si giunge alla Piazza d'Armi, chiusa da un lato da alte abitazioni, che un tempo servivano al popolo per opporre resistenza ai nemici invasori.

In fondo c'é il Palazzo Reale, detto anche "Castello", fatto erigere nel 1563 dal Cardinale d'Aragona Innico d'Avalos (Abate di San Michele).Tale costruzione fu per due secoli e mezzo adibita a residenza reale per poi divenire Bagno Penale nei primi decenni del 1800. Al complesso che abbraccia parte della Terra Murata (cosiddetta per le fortificazioni medioevali),a strapiombo sul mare, è stata successivamente aggiunta la costruzione del carcere moderno che si presenta sulla sinistra della Piazza d'Armi. Dal 1988 tutto il carcere è stato completamente chiuso.

Dalla Piazza d'Armi nel giorno del Venerdì Santo partono, per la Processione, i "Misteri", le caratteristiche rappresentazioni in legno e carta delle Sacre Scritture, preparate dai giovani procidani in occasione del giorno della Passione di Cristo.

Sulla destra della piazza, prima del castello, inizia la salita di Via S. Michele (dedicata al Santo protettore dell'isola), che reca ancora sui muri le tracce dell'antica "porta di mezz'omo" costruita nel XVI sec. per consentire l'accesso al borgo di Terra Murata propriamente detto. L'unica strada che menava al borgo, prima del XVI secolo,era la Via Tabaia che partiva dalla Marina del Santo Cattolico e attraverso la Vigna conduceva alla porta della terra (distrutta nel 1563 in seguito alla costruzione del castello aragonese). Dove oggi è la Piazza d'Armi c'erano scavati dei fossati che servivano a contrastare il nemico, per impedirgli di arrivare al centro antico dell'isola, una fortezza che si era sviluppata sulla collina più alta (m. 91 s/m), in evidente posizione difensiva. Quando fu costruita la porta di mezz'omo fu allargata l'antica via dei "fossi", e si costruì la salita San Michele.

Terminata la breve salita, ci si trova di fronte al Conservatorio delle orfane fondato nel 1656 per accogliere le vittime della peste.

Un punto panoramico é il belvedere di Via Borgo(sulla sinistra) che si apre a mozzafiato sul Golfo di Napoli. Da notare sulla piazzola una casa, esempio tipico di architettura locale.

Ma la costruzione più importante di Terra Murata è senza dubbio l'Abbazia di San Michele (XVI sec.), in origine convento Benedettino(VII-VIII sec.), che fu nel corso della sua storia più volte saccheggiata, distrutta e ricostruita a causa delle incursioni dei Saraceni(nome con cui i napoletani indicavano gli islamici fin dai tempi degli Arabi, ma in questo periodo i razziatori erano gli ottomani).Una di queste incursioni fu evitata grazie all’apparizione miracolosa di S. Michele(Santo patrono dell’isola) davanti alle truppe dei barbari che, per lo spavento e per la fretta di fuggire, gettarono in mare una pesante ancora, custodita tuttora nell’abbazia.

L'Abbazia custodisce numerose opere d'arte, come una tela raffigurante San Michele(opera della scuola di Luca Giordano) al centro di un suggestivo soffitto a cassettoni.

Davanti all'ingresso principale della chiesa si apre la piazza Guarracino, l'antico punto di riunione del popolo.

In questo borgo, mite e sereno, abitato da tranquilla gente, le straducce sono come un budello, tutto un andirivieni di passaggi, di corridoi, di vie coperte; un aprirsi dappertutto di porte, di scale, di finestre e di pozzi pieni d'acqua. Il fascino di quest’eccezionale località è probabilmente aumentato dalla sensazione di abbandono e di quiete che si respira.

 

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